Schio Mirko

Presidente dell'associazione Fervicredo

Schio Mirko

Presidente dell'associazione Fervicredo
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Biography

Mirko Schio, presidente dell’associazione Fervicredo – acronimo di Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere è una delle tante Vittime del dovere, che dalla sua intima e personale esperienza è ripartito, per condividerla con chi ha vissuto il medesimo dramma. Tutto questo senza mai ripiegarsi su se stesso, piuttosto, portando alla luce una realtà che può essere forse considerata scomoda ma che esiste, la realtà di chi per difendere i principi di democrazia e libertà, è rimasto gravemente colpito, nell’anima prima e nel fisico poi, fino, a volte, a pagare con la vita stessa.

La notte tra il due e il tre settembre 1995 Mirko Schio era di pattuglia al porto, assieme a Silvio Busato e a Massimo Zago. Da Porto Marghera al Porto di Venezia, questa la zona da controllare. Il giorno dopo ci sarebbe stata la Regata Storica, che per Venezia è ogni volta come un matrimonio. Sarebbe dovuto arrivare anche Scalfaro, il capo dello Stato. La Fiat Uno dei tre agenti girava dalle parti di via Fratelli Bandiera, che è un po’ la “Unter den Linden” dell’ immaginario operaio della vecchia Marghera, il suo vialone rosso. Non hanno granché voglia di cercare grane, anche se notano subito una Alfetta scalcinata, con “tre brutti ceffi dentro”, testimonieranno poi. Il fatto è che l’ Alfetta, a un semaforo, svolta dalla loro stessa parte, sembra cercarli, pedinarli, andare a caccia di rogne. A questo punto, la Uno di Stato accosta, si fa superare, lampeggia con i fari e avvia la luce blu sul tettuccio: l’ Alfetta si ferma. Scendono due agenti, Schio ha in pugno una Beretta calibro 9, ma nessuno fa a tempo né di dire, né di pensare né tantomeno di fare perché li stende la raffica di una mitraglietta di fabbricazione israeliana. Si spara per ammazzare, possibilmente tutti. Busato prende un colpo al cuore, ma lo salvano bravi chirurghi. Schio flette sulle gambe e arriva al pronto soccorso quasi dissanguato: “E’ più morto che vivo”, disse quella notte l’allora questore Luigi La Sala…