| PRESENZA DI CARMINE FIORITI... |
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5° CONGRESSO NAZIONALE DEL COISP A VICENZA Ospite alle "riflessioni volanti" il pomeriggio del 30 giugno 2008, CARMINE FIORITI, fondatore del Movimento Sindacale Autonomo della Polizia di Stato.
La storia....... COMITATO AUTONOMO per la difesa della polizia Nel giorno 13 Marzo 1977 si svolgeva a Milano, presso il Circolo S. Fedele la 1° riunione costitutiva del Comitato Alta Italia, per la costituzione di un Sindacato Autonomo di Polizia. Da quella data il Sindacato Autonomo di Polizia iniziò a muovere i primi passi costituendo un Direttivo Provvisorio composto dai seguenti nominativi: BIANCHINI GIUSEPPE Maresciallo BALUGANI ROLANDO Brigadiere CARACCIOLO SEBASTIANO Vice Questore COBIANCHI GIUSEPPE Appuntato CURTI ANGELA Assistente DE ANGELI GIOVANNI Appuntato DE BIASI GIORGIO Guardia DEL MONTE MICHELE Guardia DI MEO VINCENZO Brigadiere FIORITI CARMINE Guardia GELSOMINO SALVATORE Brigadiere MAGNANI ALFIO Appuntato MENDOLA GUIDO Capitano MOLINARI MARIA Assistente OROLOGIO ANTONIO Brigadiere PANIZZOLI UBALDO Maresciallo PERRETTI RAFFAELE Maresciallo PESCE DINO Maresciallo RE SALVATORE Brigadiere RODRIGUEZ ALBERTO Comm. Capo ROSSI FILIBERTO Capitano SCHETTINI ANTONIO Maresciallo SPALLINO LORENZO Maresciallo SPINA VINCENZO Guardia STENDARDO FILIPPO Appuntato VIGHINI GIUSEPPE Brigadiere
FONTE: L'Opinione - Edizione 126 del 21-06-2008 Gli scontenti di varie sigle contro la politicizzazione La Polizia in subbuglio cerca nuovo sindacato E c'è chi pensa di esercitare quel diritto di sciopero a cui per prassi gli agenti non ricorrono mai di Dimitri Buffa In principio era il Sap. Sindacato autonomo di polizia, nato per contrastare il Siulp e la sua storica obbedienza sovietica all'ex Pci e alla sacra Trimurti Cgil-Cisl e Uil. Oggi che ne è rimasto? La nemesi ha colpito questo sindacato così come la politicizzazione e la lottizzazione politica, anche e soprattutto per fare carriera, sembra avere colpito la polizia. Così giovedì scorso gli aderenti ad alcune sigle nate da altrettante scissioni del Sap, come Confsap, Coisp, Lisipo, Siap e altre ancora, si sono dati appuntamento all'hotel Nazionale di piazza Montecitorio, quello in cui nascono le correnti dei partiti, per tentare una missione impossibile: ricostituire il Sap dei bei tempi, quando i segretari e gli aggiunti non facevano a gara per ottenere un posto in Parlamento, magari in schieramenti opposti (come hanno fatto ad esempio il segretario nazionale Filippo Saltamartini con il Pdl e il suo vice Giovanni Paladini nell'Italia dei valori) e quando l'autonomia veniva prima di tutto. Sennò perché chiamarsi Sindacato autonomo di polizia? In alternativa, i sindacalisti reduci del Sap che oggi hanno formato altri sindacati, come Franco Maccari del Coisp o Giorgio Innocenzi del Consap, ma anche altri ex padri nobili ormai emarginati, quali Rolando Balugani, Virgilio Fichera, Filiberto Rossi e il primo segretario storico del Sap, Carmine Fioriti, potrebbero anche dare luce a una nuova confederazione sindacale che raggruppi tutti gli scontenti del Sap e del Siulp e che vada a formare una sigla con la potenzialità di diventare in breve tempo la prima o la seconda di tutta Italia. Già, perché lo scontento in Polizia oggi è enorme. Non si tratta solo di problemi economici, che pure esistono. Ce n'è uno ancora più pregnante di identità: il rischio è il suicidio della stessa polizia di stato che una volta doveva difendersi da nemici esterni (che negli anni '60 e ‘70 ne richiedevano il disarmo, e questo benchè fosse stato il primo dei corpi di pubblica sicurezza a smilitarizzarsi dopo epiche battaglie poltiche in cui più di qualche proto sindacalista assaggiò anche la galera) e che oggi trova nell'arrivismo di alcuni dirigenti interni il vero avversario mortale alla propria ragion d'essere. Al Sap sono arrabbiatissimi per esempio per il fatto che, pur candidandosi con il Pdl, il segretario Saltamartini non si sia voluto dimettere, al contrario di quanto fatto da Oronzo Cosi, suo omologo del Siulp che la cadrega l'ha cercata e ottenuta con Casini. Non solo: lo stesso Saltamartini, per arrivare al congresso del Sap ad autunno si è scelto un sostituto di fiducia, Nicola Tanzi di Mola, un fedelissimo peraltro candidato sindaco nel suo comune e con un passato nell'Udc prima di essersi creato la propria lista civica. Ironicamente questo passaggio di consegne pilotato è stato raffigurato in un volantino come "l'incoronazione di Nicola II", con tanto di facce di sindacalisti fotomontate su quelle del Pope della Russia dell'epoca. Non parliamo neppure dell'aggiunto di Saltamartini, il dipietrista Paladini, che appena arrivato in Parlamento ha votato un emendamento contro gli adeguamenti degli emolumenti e degli staordinari per la polizia. Insomma, dalla fine degli anni '90 a oggi un sindacato che era nato per rimarcare la propria autonomia dalla politica e dai sindacati confederali, che costituivano per tutta la polizia di stato l'ipoteca di un vero e proprio soviet, oggi si è ridotto a fare da trampolino di lancio per le ambizioni di alcuni dirigenti e da mangiatoia per una corte di "tengo famiglia" che stanno loro intorno. Naturalmente sono problemi di questo sindacato e al resto del popolo italiano non gliene potrebbe importare di meno. Ma l'andazzo ha anche un risvolto che riguarda tutta la cittadinanza del nostro paese e tutta la polizia di stato: esiste un passaggio diretto tra la perdita di autonomia dalla politica dei sindacati di Ps e la sudditanza poltica degli stessi appartenenti alla Ps a logiche di lottizzazione e raccomandazione partitica. Una cosa potenzialmente eversiva per l'ordine istituzionale. Se si ha una polizia che è di destra o di sinistra, perché i capi sindacali si candidano una volta di qua e una di là e spesso da tutte e due le parti e che garanzie può avere il cittadino? Già si vede con la magistratura che bel caos si è creato. Mettiamoci pure la polizia politicizzata e abbiamo fatto bingo. Un tempo esisteva un Consiglio nazionale della polizia (molto evocato nel convegno di cui sopra), che era più o meno un Csm della Ps. Ma senza le logiche correntizie e senza la carica eversiva e corporativa di quello dei magistrati. Era un organismo con il compito di monitorare lo scontento interno insieme al capo della polizia e al ministro degli Interni. Un tempo, se la polizia restava senza contratto, il titolare del Viminale era costretto a riferire a Camere in seduta comune cosa diavolo fosse successo e perché. E oggi? Oggi i poliziotti, traditi dai loro due più grandi sindacati, si mettono la benzina da soli nelle volanti, sono inutilizzati e mobbizzati negli uffici e contano come il due di coppe a ogni rinnovo di contratto. Quasi come i giornalisti con la Fnsi. E il carico da undici glielo hanno dato con questa misura di usare anche i soldati per mantenere l'ordine pubblico: per carità misura anche legittima in certe zone del sud Italia. Ma il messaggio è stato percepito così: voi non servite a niente. D'altronde se non si valorizzano le risorse già esistenti, se non si pagano, armano ed equipaggiano meglio i poliziotti, che senso ha scomodare l'esercito? Ebbene, sappiano i politicanti dei due schieramenti e i dirigenti sindacali in cerca di poltrone parlamentari, che hanno usato il sindacato come un taxi per le proprie ambizioni individuali, che nell'agguerrito meeting di giovedì all'hotel Nazionale si è parlato anche di "diritto di sciopero". Sì, la polizia, quella di base, gli agenti, potrebbero decidere di esercitare un diritto che hanno come qualunque categoria di lavoratori civili e che sinora non era stato esercitato per senso di responsabilità. Ma se tutti, intorno a quelli che, come i poliziotti, si assumono le proprie responsabilità, si fanno invece gli affari propri (sindacalisti compresi), lo stato da che parte sta? E la polizia?
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