Dr. Alfredo MANTOVANO. Giudice Corte d'Appello di Roma - già Sottosegretario di Stato agli Interni

 

Alfredo Mantovano è nato a Lecce il 14 gennaio 1958. Nel dicembre 2012 lascia il Popolo delle libertà, si avvicina alle posizioni di Mario Monti, ma sceglie di non ricandidarsi al Parlamento.

Laureato in giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma, entra in magistratura nel 1983. Pretore in provincia di Taranto dal 1985 al 1987, giudice al tribunale di Lecce fino al 1996. Dal 2004 ha il grado di magistrato di Cassazione. È giornalista pubblicista. Nel 1995 ha svolto l'incarico di capo dell'ufficio legislativo del ministero delle Risorse agricole. Fra i volumi pubblicati a sua firma: La giustizia negata. L’esplosione della criminalità fra crisi dei valori ed emergenza istituzionale (Piacenza, 1992), Giustizia a una svolta. Verso il tramonto o verso il ricupero della legalità? (Piacenza, 1993), (con altri autori) Commento alle nuove norme sulla custodia cautelare (Bologna 1996), Testimoni a perdere (Lecce 2000), Miliardi in fumo (Lecce 2001), (con altri autori) Verso una nuova cittadinanza – Le best practice nell’e-governament (Roma 2003), (con altri autori) Verso una nuova amministrazione: un passaggio complesso (Roma 2004), Ritorno all’Occidente. Bloc-notes di un conservatore (Milano 2004), Prima del kamikaze. Giudici e legge di fronte al terrorismo islamico (Soveria Mannelli 2006), La guerra dei “dico” (Soveria Mannelli 2007), Immigrazione senza regole (Fondazione Magna Carta 2007), (con altri autori) La vitalità del diritto naturale (Palermo 2008).

Nel 1976 entra nell'associazione Alleanza Cattolica; collabora alla rivista Cristianità, che ne è l'organo ufficiale. Nel 1997 con un gruppo di giovani promuove a Lecce l'associazione Progetto Osservatorio, della quale è presidente, che organizza incontri di formazione su temi di attualità. Dal 2006 questi incontri assumono il nome di Sfide culturali e politiche, individuano annualmente un argomento che viene sviluppato con cadenza settimanale, coinvolgono relatori di rilievo nazionale, e per ogni serata contano su un pubblico dalle 400 alle 1000 persone. L'ultima rassegna si è incentrata sulla bellezza, la precedente sulle primavere arabe a un anno dalla loro esplosione, nel 2011 sul 150° dell'Unità d'Italia visto da Sud, nel 2010 sull'enciclica Caritas in veritate. Nel 2005 Mantovano è stato fra i 121 promotori dell'associazione Scienza & vita.

Nel 1996 viene eletto alla Camera dei deputati per Alleanza Nazionale. Fa parte della Commissione giustizia e della Commissione antimafia; diventano leggi sue proposte in tema di facilitazione al rientro per i protesti cambiari, di tutela dei testimoni di giustizia, di risarcimento per le vittime del racket e della mafia. Nel 2001 si candida contro Massimo D'Alema alla Camera dei deputati nel collegio uninominale di Gallipoli, rinunciando all'inserimento nella lista proporzionale. Viene sconfitto, ma poi è nominato sottosegretario al ministero dell'Interno nel secondo e nel terzo governo Berlusconi, e gli vengono affidate le deleghe alla pubblica sicurezza, al contrasto di racket e usura, e la presidenza della Commissione sui programmi di protezione per i collaboratori e i testimoni di giustizia. Segue la preparazione e l’approvazione delle leggi sull’immigrazione (la Bossi-Fini), sul contrasto al terrorismo (il decreto Pisanu), sulla violenza sportiva, sulle vittime del terrorismo, sulla droga, sull’ordinamento delle forze di polizia. Nel 2006 viene eletto al Senato della Repubblica e fa parte della Commissione affari costituzionali e del Comitato di controllo sui servizi di informazione e di sicurezza. Nel 2008 è eletto alla Camera dei Deputati ed è nuovamente nominato sottosegretario al ministero dell'Interno nel quarto governo Berlusconi, ricoprendo le medesime deleghe del periodo precedente; coordina la stesura dei disegni di legge che cadono sotto il nome di "pacchetto sicurezza" e ne segue l'approvazione in Parlamento; collabora col ministro Maroni nella realizzazione di nuovi modelli di contrasto della criminalità mafiosa, soprattutto al Sud (il c.d. modello Caserta). Il 30 marzo 2011 si dimette dall'incarico di sottosegretario perché non condivide la gestione della situazione immigrati a seguito della crisi tunisina; ritira le dimissioni dopo una settimana, quando il governo decide - come lui ha chiesto - di riconoscere ai tunisini in fuga il permesso per motivi umanitari, e di ripartire la loro distribuzione sull'intero territorio italiano, e non solo in Sicilia e in Puglia, come invece era stato stabilito all'inizio.

 

 

 

    

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